giovedì 30 luglio 2009

Peccati di gola


Volete la ricetta? Ciascuno ha la sua, sperimentate e... troverete quella giusta per voi!!!


La mia ha la croccantezza della pasta sfoglia, il gusto del cioccolato, la morbidezza della crema pasticcera mescolata alla panna, la leggerezza e la dolcezza dello zucchero a velo.

Ecco a voi, "le conseguenze dell'amore"...



Ci vuole passione
molta pazienza
sciroppo di lampone
e un filo di incoscienza


ci vuole farina
del proprio sacco
sensualità latina
e un minimo distacco


si fa così
rossetto e cioccolato
che non mangiarli sarebbe un peccato


si fa così
si cuoce a fuoco lento
mescolando con sentimento


le calze nere
il latte bianco
e già si può vedere
che piano sta montando
é quasi fatta


zucchero a velo
la gola soddisfatta
e nella stanza il cielo


si fa così
per cominciare il gioco
e ci si mastica poco a poco


si fa così
è tutto apparecchiato
per il cuore e per il palato


sarà bello bellissimo travolgente
lasciarsi vivere totalmente
dolce dolcissimo e sconveniente
coi bei peccati succede sempre


ci vuole fortuna perché funzioni
i brividi alla schiena
e gli ingredienti buoni


è quasi fatta
zucchero a velo
la gola soddisfatta
e nella stanza il cielo


si fa così
per cominciare il gioco
e ci si mastica poco a poco


si fa così
è tutto apparecchiato
per il cuore e per il palato



sarà bello bellissimo travolgente
lasciarsi vivere totalmente
dolce dolcissimo e sconveniente
coi bei peccati succede sempre


( Vanoni, Avogadro, Pacco)
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martedì 28 luglio 2009

Il mio giochino dell'estate... leggete le vostre statistiche e partecipate!

Sarei tanto curiosa di sapere chi è che cerca insistentemente sul mio blog la ricetta delle Polpette Avvelenate! Servirà per la suocera, per il vicino molesto??? Mah, chissà?!
Non so voi amici blogger, ma io vado a guardarmi il contatore non tanto per contare le visite, ma prevalentemente per la curiosità di sapere chi viene a leggermi e per quale motivo.
Così ne ho scoperto delle belle e penso che anche voi ne abbiate da raccontare... 
Volete partecipare al mio Giochino dell'Estate??? Non si vince nulla, solo tanto sano divertimento! ahahahah...
Scrivete il vostro post e lasciatemi un commento qui, io aggiornerò il mio post con il vostro link, la ricetta non è indispensabile, sarebbe gradita se non proprio quella "avvelenata", almeno la vostra peggiore preparazione, quella che ha fatto storcere il naso persino a quel vostro ospite che mangia di tutto... Comunque, fate voi.
Divertiamoci insieme e facciamoci 4 risate, aspetto fiduciosa.
Buona giornata a tutti,
Ornella


Un esempio? Ecco le chiavi di ricerca di Anice & Cannella

Paoletta S. ha detto:
mese di Luglio   1. focaccia morbida confezionata ah, pure confezionata, la vuoi?  2. pancake di pancarrè con foto è una nuova ricetta?  3. piccole bombe fatte in casa ehhmmm, che tipo di bombe?  4. lievitatore per cornetti ???   5. meglio la farina di mais o la farina di riso per fare i bigne'? ehmm,mais??  6. sol a napul se dice accussì?? ;)   7. tanti auguri di buon compleanno e 100 di questi giorni è passato, ma grazie lo stesso :)))  8. come fotografare da lontano con una macchina fotografica reflex se ti scansi dal soggetto, che ne pensi? ;)   9. pizza formaggio yogurt 'ndo la fanno?   10. ciambelle e torte super leggere da colazione per chi e' a dieta ma 2 fette biscottate e 1 caffè, no eh??   vabbè per ora basta, ma ce ne sarebbe, ahahahahah!!! ornè, troppo carino sto giochino ;)
Qui di seguito, nei commenti, troverete alcune "chiavi di ricerca" dei partecipanti al giochino.



Cliccate Qui e Qui, troverete i miei post e l'elenco dei partecipanti insieme ai i link ai loro post veramente divertenti! :))))
Grazie a tutti!


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sabato 25 luglio 2009

Mousse al cioccolato e panna di Maurizio Santin

Sono una persona sincera... Non so dire quanto sia un pregio o un difetto, ma con grande sincerità vi dico che sono sempre un po' prevenuta nei confronti delle ricette dei grandi chef di cui non compro mai i libri, che a volte valgono solo per le splendide foto di piatti "finti". Spesso le loro preparazioni, fatte per stupire, sono molto complicate e difficili da interpretare, richiedono grande precisione- eheheh...che non annovero tra le mie doti- ed il risultato per me non è quasi mai soddisfacente, vuoi per la mia imperizia, vuoi perché non mi comunicano nulla. Insomma per me, come si suol dire, "l'impresa non vale la spesa"!
Un giorno però, mi è capitato di leggere su un settimanale un'intervista a Maurizio Santin che alla domanda dell'intervistatore su cosa rappresentasse per lui il cibo, rispondeva con estrema semplicità :" Per me il cibo è emozione". Caspita - mi son detta - proprio come per me!!!
La folgorazione vera e propria è arrivata più tardi, con la sua Tenerella postata sul forum di Cucina Italiana. In men che non si dica mi sono ritrovata in cucina a sperimentare... 
Il risultato? Nonostante tutte le mie perplessità, FAN-TA-STI-CO! Anche per me che non peso nulla, non uso il termometro, non rispetto quasi mai i procedimenti canonici, lo sapete... vado a occhio o forse è più giusto dire " a sentimento". Ergo... le ricette di Santin riescono anche ad una pasticciona come me!
Adesso, Maurizio Santin è tra i miei amici di Facebook e guai a chi me lo tocca, anche perché ho scoperto oltre al grande chef, un giovane uomo straordinario che non teme di mostrarsi così com'è, che cita Oscar Wilde e contemporaneamente "smoccola" se la giornata gli va storta. :))
Bene, direte voi, tutto 'sto sproloquio e la ricetta?
La ricetta è quella della semplicissima e geniale Mousse al ciccolato, perché anch'io come la grande Pinella- se non ci credete leggete QUI - al cioccolato non rinuncio mai sin da bambina neppure in Estate, nemmeno quando ci sono 40° all'ombra, né se sono a dieta... Toglietemi tutto, tranne che il cioccolato!!!

Mousse al cioccolato e panna di Maurizio Santin








Ingredienti:


  • 400 gr. di panna liquida fresca
  • 500 gr. di cioccolato al 55% (o 430 gr. al 70%- o 360gr. al 85%)
  • 300 gr. panna montata




Tritare il cioccolato e raccoglierlo in una bacinella. Far bollire la panna liquida e versarla ancora ben calda, sul cioccolato tritato, mescolando energicamente con una frusta fino a quando il cioccolato sarà completamente fuso. Amalgamarvi delicatamente la panna montata quando il composto è ancora tiepido. Versare negli stampi nella forma desiderata e, per un utilizzo immediato attendere 6 ore prima di consumare. Se invece si impiegano piccoli stampi per completare dolci al piatto, si possono congelare e scongelare al momento dell'utilizzo.




Solo per dare colore al piatto ho fatto una salsa con cioccolato bianco e pepe rosa in grani, ma vi assicuro che questa mousse meravigliosa non ha proprio bisogno di nulla... io la mangerei a cucchiaiate direttamente dalla coppa!;D


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giovedì 23 luglio 2009

Linguine velocissime


Ebbene si, oggi vi propongo un altro piatto veloce veloce... come il linguaggio di Internet che deve rispondere alle caratteristiche di rapidità, scorrevolezza, simpatia, a volte anche a discapito della grammatica e della sintassi!
Ormai, tanti neologismi entrati nell'uso comune non ci sorprendono più di tanto ed anche molti vocaboli storpiati da qualche personaggio illustre entrano di diritto nei dizionari più rigorosi. Quindi, con buona pace degli Accademici della Crusca, cerchiamo di non inorridire troppo di fronte all'evoluzione del linguaggio che è figlio dei tempi, tollerando o sorvolando sui nostri errori ed altrui, ( scagli la prima pietra...) a beneficio di una comunicazione spontanea e sincera, godendoci il piacere di comunicare tra noi di ciò che ci piace, senza tante ansie, con semplicità.

In ambito culinario, non so voi, ma io preferisco di gran lunga una attraente ricetta sgrammaticata che riesca bene, piuttosto che una noiosissima spiegazione dettagliata e grammaticalmente ineccepibile che non mi trasmetta alcuna emozione, che non mi dia insomma, quella spinta a sperimentare...
Allora, a proposito di semplicità, di emozioni e di piacere, eccovi la mia ricetta che partecipa al contest della pasta Voiello "chef del piacere". La mia è una proposta per risolvere velocemente con gusto una cena improvvisata. Giusto il tempo di "mettere su" l'acqua, cuocere la pasta e...il piatto è pronto!


LINGUINE VELOCISSIME (con gambretti e zucchine)
Dosi per 6 persone:

  • 500 gr. di linguine Voiello
  • 2 confezioni di gamberetti surgelati
  • 1 zucchina grande o 2-3 piccole
  • 10 pomodorini
  • 2 cucchiai di passata di pomodoro
  • 4-5 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
  • 1 spicchio di aglio
  • vino bianco q.b.
  • prezzemolo tritato
  • sale e pepe q.b.
Mettere a scaldare l’olio con lo spicchio d’aglio, aggiungere prima i gamberetti surgelati e poi le zucchine, affettate sottilissime con la mandolina, sfumare con il vino bianco, mettere i pomodorini schiacciandoli nel tegame con i rebbi di una forchetta. Aggiustare di sale e lasciare cuocere appena, facendo restringere il sughetto, quindi allungarlo con i due cucchiai di passata diluiti un po' di acqua. Lessare e scolare al dente le linguine, saltarle nel tegame insicon eme al sugo già preparato e se è neccessario aggiunere un po' d'acqua di cottura della pasta.Infine, spolverare con pepe macinato al momento e terminare con una manciata di prezzemolo fresco tritato finemente.
Decorare il piatto da portata con fette sottilissime di zucchina cruda e roselline di pomodorini.



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lunedì 20 luglio 2009

La mia ricetta sotto l'ombrellone


La mia ricetta è quella delle Pampanelle Pugliesi e su questa spiaggia, specie di mattina presto, si può trovare il casaro abusivo "cu u panaridde" che le vende.
La foto è stata scattata da Donatella Lopez qualche ora fa.


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sabato 18 luglio 2009

Pampanella pugliese "ammodomio"



Mi accorgo degli anni che passano quando penso a come sono cambiate le abitudini alimentari.
D'estate al mare, negli stabilimenti balneari alla moda si servono centrifugati o sorbetti di frutta e verdura, frutta fresca presentata in modo ineccepibile... ma volete mettere quanto è buono il classico panino con la "mortazza" oppure un bel pezzo di focaccia appena sfornata? Sarà poco chic lo ammetto, ma "dove c'è gusto non c'è perdenza" ed io non mi voglio perdere il gusto di ritrovare i sapori "semplici" di una volta.
Un'altra delizia tipicamente estiva, che è sopravvissuta da circa tremila anni è l' "oxygala", un cibo conosciuto dalle mie parti sin dai tempi della Magna Grecia. Chi non è stato mai in vacanza sul litorale jonico-salentino non conoscerà questa fresca bontà che si vende (abusivamente) sulle spiagge e purtroppo non su tutte. Conosciuta col nome di Pampanella, in realtà è una semplice cagliata di latte di pecora o vaccino in una foglia di fico, che ha sostituito negli anni la foglia di vite - il pampino appunto - che dà il nome a questa specialità.

La ricetta è semplicissima...
Si porta il latte pastorizzato alla temperatura di 38°, si aggiunge il caglio naturale e si lascia riposare almeno per 20 minuti. Con una spatola si raccoglie delicatamente senza romperla questa ricottina e si adagia sulle foglie di fico che sono state precedentemente tenute a bagno in acqua fresca. Il latticello prodotto dalla foglia di fico, oltre ad agevolarne la coagulazione, conferisce un aroma ed un profumo particolarissimo alla cagliata. Infine si chiudono le foglie a fagottino e si mettono in frigo per qualche ora.
La mia non è una vera Pampanella é realizzata con lo stesso metodo della ricotta che trovate QUI, cambiando leggermente le quantità degli ingredienti. Non avevo il latte di pecora, non avevo il caglio ma in casa c'era una bella quantità di foglie di fico...
Allora, perché ve la propongo se non è la ricetta originale???
Mi piace raccontarvi le tradizioni della mia terra e la Pampanella è proprio il cibo che si consuma sotto l'ombrellone!

Ingredienti
1 litro di latte fresco intero
200 ml di panna fresca
2 cucchiai di aceto di mele
1/2 cucchiaino di sale grosso

Ho messo a scaldare il latte con la panna ed il sale, appena stava per raggiungere il bollore ho aggiunto l'aceto e spento il fuoco. Ho lasciato riposare per una buona mezz'ora ed ho rimesso il composto sul fuoco a calore moderato, mescolando ho riportato all'ebollizione, ho fatto cuocere per qualche secondo lasciando che l'aceto evaporasse. Ho quindi coperto il tegame con un canovaccio ed ho lasciato intiepidire il tutto. Col mestolo forato ho raccolto la cagliata, l'ho depositata sulle foglie di fico, che avevo precedentemente tenuto a bagno in acqua fredda, ho chiuso i fagottini e messo in frigo.





P.S. Questa ricetta partecipa a "SAPORE DI SFIDA" di GialloZafferano:Ric
ette sotto l'ombrellone



Come condire le Friselle



 Ho scoperto che nel web le ricette di friselle sono tantissime, ciascuna con una con una sua peculiarità. Invece per me le ciambelline di cui forse si cibava Enea, fino ad oggi sono sempre state quelle pugliesi...Vabbé ve l'ho già detto, mica sono un'esperta! Neppure oso avventurarmi nei meandri delle tecniche degli impasti e della lievitazione, quella è roba da scienziati non certo per una come me. Una cosa però la so di sicuro, l'alveolatura - termine tecnico che ho imparato nel web-non deve essere eccessiva per consentire alle friselle di assorbire in modo uniforme il condimento. Insomma, devono avere una consistenza come quella di una spugna per trattenere il liquido senza rilasciarne troppo -spero di non attirarmi le ire dei cugini napoletani- proprio come il babà. 
Innanzitutto vanno"sponzate", cioè messe a bagno per più o meno tempo - a seconda del tipo - in una ciotola piena d'acqua, che se fosse di mare sarebbe l'ideale, poi si salano appena e si condiscono con un primo giro di olio. A questo punto ci va il seme del pomodoro e la sua acqua di vegetazione
Volete un consiglio? Quando fate il sugo con la polpa di pomodoro fresco, non buttate via niente... spremete i pomodori, conservate in freezer il loro liquido ed usatelo all'occorrenza per condire le friselle. 
 Dopo questi passaggi fondamentali-eheh.... condire una frisella è proprio un rito - sbizzarritevi come vi pare: pomodori a pezzi, carciofini, fette di pagnottelle, cetrioli, cipolla rossa di Acquaviva, basilico oppure origano ma anche tonno o addirittura cozze e frutti di mare. Se invece vi piace l'aglio, lo dovete strofinare sulle Frise prima di bagnarle. Ancora un generoso giro di olio , salate bene e... buon appetito!
Al contrario di ciò che si pensa comunemente non è un cibo dietetico, pur essendo "sano" ha bisogno di un buon condimento, non dimenticate che era , spesso lo è ancora, il pasto di marinai e contadini e doveva fornire il giusto apporto energetico, quindi non siate taccagni, non fate come Totò... non mettete l'olio col contagocce!!!

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giovedì 16 luglio 2009

La torta del 3 di Paola Lazzari



Credo abbiate capito che a volte prendo a pretesto una ricetta per fare quattro chiacchiere con voi, per sorridere insieme, per ricordare...Questa volta però, la ricetta c'è e ... che ricetta!Paola è una delle persone più deliziose che abbia mai incontrato nel web, la sua gentilezza e disponibilità è direttamente proporzionale alla sua abilità in cucina. Il gusto delle sue preparazioni unito alle decorazioni sempre raffinatissime e mai eccessive, fa la differenza. Non c'è nient' altro da dire se non che, mai come nel caso di Paola, l'abusata frase" la classe non è acqua", calzi proprio a pennello!Questa sublime torta di ricotta mi ha conquistato subito, ho letto per bene la ricetta e non avuto indugi. L'unico dubbio che si è affacciato alla mia mente è stato chiedermi perché mai si affermi che il 3 sia il numero perfetto. Avete una vostra spiegazione? Mi piacerebbe conoscerla... io ho trovato la mia, mentre riducevo a crema la ricotta con lo zucchero, aggiungevo le uova... E' noto che il numero 3 un po' per tutti i popoli sia l'unione del maschile e del femminile. Se non ricordo male per gli antichi rappresentava il Sole e la Terra che insieme generano la Natura. Insomma, il simbolo dell'unione di due Entità che riconducono all'Unità.Be', provate a fare la torta di Paola e poi mi saprete dire, dopo averla assaggiata, se vi ha riconciliato col sole, con la terra, con la natura e non vi ha fatto capire la ragione per la quale il 3 è il numero perfetto!

Torta del tre di Paola Lazzari
Ingredienti:
  • 3 hg di ricotta di pecora
  • 3 hg di zucchero
  • 3 uova
  • 3 hg di farina tipo"00"
  • 3 cucchiai di burro morbido
  • 3 cucchiai di latte
  • 3 cucchiai di succo di limone
  • 3 cucchiaini di lievito
  • Scorza di limone e vaniglia
  • Cioccolato fondente (100 g)


In un mixer lavorare la ricotta con lo zucchero fino ad ottenere una crema liscia, priva di granuli, unire il burro morbido e quindi le uova intere, uno alla volta.Aggiungere gli aromi, il succo di limone, ed il latte. Azionare ancora il mixer per qualche secondo ed infine unire la farina mescolata al lievito, lavorando il tutto brevemente. Versare l'impasto in una teglia (diametro 24cm) imburrata ed infarinata e cospargere la superficie di cioccolato fondente in pezzi, facendoli affondare leggermente. Cuocere in forno a 180°C per circa 45 minuti. Spolverizzare con cacao e zucchero a velo.


P.S. Le foto, insieme alla ricetta, mi sono state gentilmente concesse da Paola Lazzari e sono coperte da copyright.Vi consiglio di ammirare le sue creazioni anche QUI La mia torta è finita nelle nostre 3 bocche voraci nel giro di 3 minuti... neppure 3 secondi di tempo per fotografare! :D


Edit del 1 Giugno 2013
Questa torta è finita sul sito di Repubblica.it grazie a lei, a riprova del fatto che le ricette semplice e buone, senza tanti arzigogoli hanno sempre successo.  Da circa tre anni Paola Lazzari scrive su Ammodomio nel suo spazio Interno Otto dove troverete l'elenco di tutti i suoi post.
Questa ricetta della Torta del tre è edita nella sua raccolta di ricette e storie (acquistabile on line cliccando qui sul titolo)  "DOLCI (E) STORIE DI MAREMMA".


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martedì 14 luglio 2009

Sono quasi una vera blogger...



Adesso si che sono quasi una vera blogger! Ahahahah... non ci posso credere...Simona mi ha fatto un regalo bellissimo... Ho finalmente il mio mini portatile, con tutto e dico T-U-T-T-O integrato! Mi sento esattamente come quando ebbi la mia prima bicicletta... mò mi tocca pedalare sul serio!


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lunedì 13 luglio 2009

Friselline a modo mio

Un'antica credenza popolare pugliese afferma che le ragazze non troveranno marito se non sapranno fare le orecchiette...
Be' lo confesso, non le so fare, mi vengono tutte bucate, ma il marito l'ho trovato lo stesso!
Secondo me, giacché i giovani pugliesi oramai sono sparsi nel mondo e le orecchiette già confezionate si trovano pure in America, direi piuttosto alle ragazze da marito che volessero sposare un pugliese d.o.c., di imparare a fare le Friselle, perché lui non potrà farne a meno neppure in Papuasia, specie d'estate!

Antichissima l'origine, qualcuno la fa addirittura risalire alla maza, una focaccetta di farina d'orzo preparata sin dai tempi della Magna Grecia, altri sostengono che se ne cibasse Enea ed anche i Fenici... sostituisce degnamente il pane e si può condire in mille modi diversi, primo fra tutti con pomodori, olio, aglio, basilico oppure origano.
Ed ora vi racconto come ho realizzato le mie friselline...
Ho utilizzato circa 800 gr. di farina tra "0" e manitoba, mezza bustina- anzi anche meno- di lievito di birra liofilizzato, 2 cucchiai di extra vergine pugliese, un piccolo cucchiaino di zucchero e 2 di sale.
Per prima cosa ho fatto una pastella mescolando il lievito, lo zucchero, un po' di acqua e di farina, ho lasciato che il composto facesse le bolle e poi ho aggiunto tutta la farina, l'olio, il sale ed altra acqua di sole (così viene chiamata l'acqua appena tiepida.) Ho amalgamato gli ingredienti ed ho cominciato ad impastare con il sistema delle "capriole" visto nel blog di Tinuccia.
Non vi dico che divertimento... E' semplicissimo, per niente faticoso, ne viene fuori un impasto liscio ed elastico
quindi ho fatto le pieghe di Adriano del secondo tipo e messo a lievitare in una coppa coperta da pellicola in forno spento. Per quanto tempo? Non ci sono criteri oggettivi, la pasta deve raddoppiare di volume e col gran caldo non ci mette molto tempo. Ho diviso successivamente l'impasto in tanti filoncini "cicciotti" li ho lasciati riposare per circa 15 minuti e poi li ho allungati formando delle ciambelle che ho lasciato nuovamente a lievitare sulla placca coperta di carta forno, sempre nel forno spento fino al raddoppio. Dopo circa un'oretta ho infornato a 250° per circa 15 minuti, le ciambelle non devono colorire ma solo gonfiarsi ancora e rassodarsi. E qui arriva la parte più difficile: bisogna tagliare in due le ciambelle in senso orizzontale per ottenere le famose friselle. La tradizione vuole che il taglio si faccia con un cordino, ma non avendolo mai visto fare mi son limitata a tagliare le ciambelle in due con un coltello ben affilato, ho ricomposto le due metà e riportato in forno fino a doratura. Infine, dopo aver abbassato la temperatura, ho provveduto ad un ultimo passaggio in forno per biscottare la parte superiore.
Allora vi piacciono, che ne dite? In qualunque parte del mondo abitiate, le friselle potete farvele in casa.




P.S. Se volete vedere bene i passaggi ed impastare usando il lievito madre, vi
consiglio di andare a dare un'occhiata alle Friselle di Tinuccia postate proprio stamattina.



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sabato 11 luglio 2009

Sospiri di Bisceglie



Continuo a parlarvi di storia, di leggende d'amore e di cibo con una ricetta tradizionale pugliese: i Sospiri d'amore di Bisceglie. Tracce certe di queste delizie risalgono ai primi del '500, quando il famoso eremita Aleandro Baldi di passaggio nella zona, raccontò nei suoi appunti di viaggio:"A Visceglia si confeciuma uno zacchero assai gustoso e buono..."La nascita della ricetta, semplicissima ma sublime, si fa risalire a due storie d'amore distinte. La prima narra che le suore di clausura del locale convento avessero confezionato questi dolci per il matrimonio tra il conte di Conversano e la notissima Lucrezia Borgia. Tutto era pronto per festeggiare degnamente le regali nozze, ma la sposa senza un motivo plausibile, non arrivò mai all'altare ed agli ospiti che sospiravano per la lunga attesa, vennero serviti per ingannare il tempo, i pasticcini delle suore.La seconda invece, vuole che un giovane innamorato avesse riprodotto fedelmente nei dolcetti, i seni morbidi e gonfi della sua amata sui quali soleva abbandonarsi sospirando...Queste le origini ed ora la ricetta.Ingredienti:
  • 2 uova
  • 40 gr. di farina
  • 20 gr. di zucchero

per la farcia
  • 350 ml di latte
  • 3 tuorli d'uovo
  • 3 cucchiai colmi di zucchero
  • 2 cucchiai rasi di farina
  • 1 cucchiaino di frumina
  • un po' di buccia di limone per aromatizzare la crema

  • per la copertura
  • 1-2 cucchiai di gelatina di albicocche
  • zucchero a velo q.b.
  • acqua q.b.
  • poche gocce di succo di limone

Montate i tuorli con lo zucchero e gli albumi a neve "soda", non eccessivamente "dura" come per le meringhe, il segreto sta tutto nella giusta consistenza degli albumi che devono far lievitare i dolcetti.
Mescolate a mano dall'alto verso il basso gli albumi ai tuorli ed aggiungete delicatamente poco per volta, la farina setacciata, ne dovrà risultare un composto sodo e spumoso. Deponete l'impasto a cucchiaiate sulla placca ricoperta di carta forno e cuocete a 180° per circa 15 minuti.
Per la crema procedete come una comune "pasticcera", lasciatela intiepidire ma non raffreddare del tutto e farcite i dolcetti. Fate scaldare la gelatina di albicocche per scioglierla leggermente, quindi spennellate molto delicatamente i pasticcini. Infine, ricopriteli con la glassa fatta mescolando lo zucchero a velo con due gocce di limone e poca acqua. Lasciate rassodare la glassa in frigorifero e... sospirate nell'attesa di gustarveli!
P.S. Se non dovessero crescere a sufficienza per essere farciti, potete sovrapporli a due a due, con in mezzo la crema... sono talmente leggeri che il gusto non ne perde affatto.





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giovedì 9 luglio 2009

Panperfocaccia e copyright

Ho scoperto da subito che uno dei problemi principali del web è quello del copyright! Non vi voglio tediare con dotte disquisizioni giuridiche o con argomentazioni filosofiche che scomodano concetti quali la Morale, l'Etica, la Libertà ... se navigate in Internet, se girate su siti e forum, troverete migliaia di discussioni sull'annosa questione del diritto d'autore, tanto più polemiche se si tratta di ricette.
Desidero unicamente "coltivare il mio orticello", dare cioè una collocazione "sicura" ad un' idea per una focaccia morbida morbida, che mi è venuta così per caso mentre filosofeggiavo tra pentole e fornelli. Certamente è davvero solo un'idea, si può migliorare, un po' di idratazione in più non guasterebbe... può essere interpretata in tante varianti, ma se vi intriga provatela e non vi sognate neppure per un istante di "fregarmi" il copyright perché l'invezione è mia!!! ahahahah...
Allora, ragionando sul fatto che il pane - alimento simbolico e sacro - non deve essere mai buttato via a cuor leggero, mi è venuto in mente di usarlo nell'impasto della focaccia al posto delle patate lesse.
Non vi elenco dosi e neppure procedimenti, utilizzate quello che più vi piace: farine di ogni genere, anche mescolate; lievito fresco o liofilizzato; impasto diretto; biga; lievitino; impastate a mano oppure no, come vi fa comodo... L'unica stupidissima cosa da fare e che vi consiglio, è aggiungere alla farina, all'olio, al sale, al lievito, all'acqua, il pane secco ammollato e sbriciolato ben bene. Se avrete saputo amalgamare e lavorare a dovere tutti gli ingredienti, ne verrà fuori una focaccia morbidissima e saporita. Nella foto, quella che è uscita dal forno di casa mia, mi piacerebbe vedere le vostre.

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lunedì 6 luglio 2009

Castel del Monte, i giapponesi ed il vitel tonnè



No, non vi stupite, non nevica in Puglia-questa è una foto di qualche anno fa, scattata d'inverno- ma c'è mancato poco...
La storia però ve la devo raccontare dall'inizio, risale a circa 25 anni fa, perchè è una bella storia di amicizia, passione ed amore.
Conoscemmo per caso una Domenica mattina di tantissimi anni fa Aldo Tavolaro, un appassionato di astronomia divenuto in seguito uno dei massimi esperti a livello mondiale di Castel del Monte. Andammo con lui al castello che si trova vicino Andria in Puglia un giorno che metro alla mano, prendeva misure, faceva calcoli, andava insomma elaborando le sue teorie. Scoprimmo così che la stroriella del castello di caccia dell'Imperatore Federico II, raccontata dalle guide ai turisti, non ha alcun fondamento e che invece questo posto magico continua racchiude in sé tantissimi misteri.
Aldo contagiò con la sua passione mio marito... nacque così un legame forte, fatto di interessi comuni, di scambio di opinioni e di condivisione, che forse è riduttivo chiamare amicizia.
Fino al giorno in cui Tavolaro diventato anziano - peraltro ancora con una mente lucidissima- ha quasi passato idealmente il testimone a Franco, che a sua volta ha ipotizzato una sua teoria coinvolgendo nella stesura di un piccolo libro anche Simona, appassionata di storia medievale. Ne sono derivati altri studi, conferenze, collaborazioni...
Da tutta questa premessa è nata la giornata di oggi a Castel del Monte, dove una troupe giapponese - si, avete capito bene - sta girando un film documentario su Federico II ed aveva interpellato Franco per una collaborazione.
Siamo partiti da casa con un sole cocente, siamo tornati sotto un acquazzone pazzesco... ma, ve lo dico sommessamente ed in confidenza, ero davvero orgogliosa.
Diceva un saggio che per essere un vero uomo bisogna fare un figlio, scrivere un libro e piantare un albero... non ci resta che darci al giardinaggio!

P.S. La ricetta del "vitel tonnè a modo mio" che avevo preparato, ve la do un'altra volta, scusatemi...adesso vado a dormire, buona notte.

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sabato 4 luglio 2009

Mare in burrasca? Avviso ai naviganti


Dalle ultime notizie sembra che da circa un mese il mare magnum di Internet sia in burrasca...A quanto pare si stanno verificando notevoli disagi nella blogosfera, sia per gli autori dei blog che per gli utenti. Sarà che non ci capisco un tubo, sarà che la fortuna aiuta gli audaci - ed io ne ho avuta parecchia a lanciarmi in questa impresa senza paracadute - ma non mi sono accorta di niente, veleggio serenamente con l'incoscienza del principiante e continuo la mia pesca miracolosa... Senonché ieri, sul forum della Cucina Italiana sono comparsi i primi appelli, seguiti subito da molte altre lamentele sull' impossibilità di accedere ai vari blog. Immaginate a questo punto che possa fornirvi una spiegazione logica e di conseguenza una soluzione? Non ci pensate nemmeno... non è per me! Ci ha pensato Paoletta che con la consueta generosità ha messo a disposizione di tutti le sue "dritte", proprio come fa per le ricette, per le foto e tutto il resto. Quindi, se non volete smadonnare davanti al pc, se avete già mandato al diavolo tutti gli operatori del vostro gestore, se non volete invocare i santi del paradiso che vi assistano durante la navigazione, andate a leggervi

Errori all'apertura dei BLOG - Avviso a naviganti e blogger!

di Paoletta e... buon divertimento!

P.S. La foto -"La pesca miracolosa"- è tratta dall'album di
Simona su Flickr

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giovedì 2 luglio 2009

Acqua fresca e granita all'anguria

Della serie a casa mia non si butta via niente... vi racconto com'è andata. Qualche giorno fa ho acquistato l'anguria, sembrava dolcissima e saporita ed invece, che delusione... la parte centrale -la cima- buonissima, tutto il resto... acqua fresca!

Che fare, lasciarla confinata in frigo per poi farla cadere inesorabilmente nel secchio della spazzatura? Non sia
mai!!! Ecco che in soccorso della mia anguria è arrivata la ricetta-non ricetta dell' Agua fresca di Sara, neo foodblogger giunta appunto fresca, fresca nella blogosfera con uno stupendo blog.

A proposito Sara,
come hai fatto? Sei stata bravissima! La tua creaturina è molto elegante, uguale uguale al blog di Paoletta, uno dei più belli e curati in assoluto secondo me, senza offesa per gli altri naturalmente...

Bando alle ciance, vi metto prima la ricetta di Sara e di seguito la mia libera interpretazione





AGUA FRESCA AL COCOMERO per circa un litro
cocomero maturo, pulito e tagliato a pezzi 500-600 gr.
acqua 1/2 litro
zucchero 1-2 cucchiai
succo di lime 2-3 cucchiai
foglie di menta per decorare

Mescolare il cocomero, lo zucchero e il succo di lime e frullare finché si ottiene un liquido omogeneo. Unire l'acqua e filtrare attraverso un colino. Tenere in frigo almeno un'ora prima di servire. Versare in un bicchiere con del ghiaccio e decorare con foglie di menta fresca.



Ho seguito il procedimento di Sara, sostituendo il succo di lime con sciroppo di limone, ho aggiunto poi 4 cucchiai di Martini bianco, evvai...
La polpa che è rimasta nel colino l'ho messa nei bicchierini, quindi in freezer per una quindicina di minuti e mangiata come un freschissima granita in due secondi.
Grazie Sara! Per favore inventati qualcosa da fare con la buccia, è un vero peccato buttarla via...


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