giovedì 28 giugno 2012

Eataly a Roma: nuova vita per un'opera d'architettura

Giusto una settimana fa è stato aperto a Roma il nuovo Eataly, annunciato come il più grande "hub" del cibo di qualità, non solo d'Italia, ma del mondo....In effetti lo spazio destinato a questo megastore è immenso, accolto nell' ex air terminal della Stazione Ostiense ideato e realizzato,  a fini commerciali, dall'architetto Julio Lafuente, nell'ormai lontano 1990, in occasione dei mondiali di calcio . L'air terminal, dalla  struttura in ferro che Lafuente scelse come omaggio alla "Architettura del ferro" di inizio '800, ben si è prestato ad ospitare il megastore. 






Già nell'idea iniziale dell'architetto,  come detto, l'air terminal avrebbe dovuto ospitare degli esercizi commerciali, ma la sua posizione defilata rispetto alla stessa stazione Ostiense, vide naufragare il progetto in pochissimo tempo, tanto che qualche anno dopo l'edificio cadde nell'oblio e nel degrado più completo.....
Peccato, poichè lo spazio creato da Lafuente era suggestivo e quindi onore a Oscar Farinetti ad aver capito le potenzialità dell' oggetto edilizio e ad averlo valorizzato in maniera, secondo me giusta, nel rispetto del progetto iniziale.
L'idea di Lafuente di omaggiare l'Architettura del ferro è rimasta e, seppur integrata da altri elementi, rimane viva e leggibile. Dobbiamo tener presente che questa architettura nacque alla fine del '700 come idea nuova di fare architettura nei paesi allora maggiormente industrializzati e per questo finalizzata ad edifici di nuova necessità: mercati coperti, capannoni industriali, stazioni ferroviarie....Nuove attività, nuove esigenze, quindi nuovi materiali da costruzione che permettevano luci amplissime, spazi vasti, luce in abbondanza.
Che Lafluente abbia scelto dunque questa strada è più che corretto, essendo stato concepito l'air terminal come un punto di incrocio fra due di queste attività: il mercato coperto e la stazione.....









Il ripristino dell'enorme edificio, quasi un hangar, è stato fatto nel rispetto di questa idea, aggiungendo elementi che lo arricchiscono ancora di più: gli oblò presenti numerosi, le ringhiere delle scale, le lamiere a losanghe, tutto in color bianco, nonchè i vari solai di color grigio antracite, con tromba centrale, dànno la sensazione al visitatore di essere in una nave e quindi di intraprendere un viaggio nel mondo dell'enogastronomia.
Quindi non solo stazione, ossia punto di partenza per un viaggio, non solo mercato coperto, ampio e luminoso grazie alla struttura leggera e alle grandi vetrate, ma anche nave da crociera, con le sue scale e i suoi ponti e dunque viaggio vero...

Cosa  ospita questa immensa nave? Al piano terra, oltre le casse, sulla loro sinistra, c'è una libreria dedicata al mondo enogastronomico, ben fornita, ma non eccezionale e comunque con assortimento paragonabile ad altre librerie già presenti in Roma. Mi sarebbe piaciuto trovare magari riviste, o testi stranieri su alcuni argomenti, scavalcando in questo caso il confine italiano.
Si passa poi ad un reparto in cui sono presenti varie scaffalature con, biscotteria, tè, mieli, confetture, muesli, frutta secca, zuccheri, quindi un reparto frigo con latte, yogurt e bibite refrigerate. C'è poi uno stand abbastanza fornito della Venchi che offre anche un gelato fresco, la gelateria Lait con gelati offerti direttamente dall'erogatore (buono, provato) e granite fatte al momento, una caffetteria Illy, una piadineria (ottima, provata) e la pasticceria di Montersino.....








Questa ha dietro il bancone il laboratorio a vista, protetto da una ampia vetrata. L' offerta di torte non è eccezionale e queste sono tutte congelate. Ci sono poi diversi bicchierini che invece sono a temperatura di servizio, nonchè una serie di bocconcini di pasticceria secca, tra cui brownies e trancetti di sacher e di torta cioccolato e pere. 











Non ho assaggiato nulla, quindi nulla posso dire in questo senso, certo è che le preparazioni esposte non mi hanno attirato....Forse per la loro disposizione-presentazione, forse per  il bancone di marmo, un po' freddo e amorfo, certo è che il tutto, se pur perfetto e ben fatto, mi ha dato l'idea di qualcosa di finto, posticcio... Mia figlia ha forse detto giusto: "sembrano di plastica!" ^_^  Naturalmente questa è la mia impressione, per quel che vale, e ripeto, non ho assaggiato nulla, per cui tutto va rivisto alla luce dell'esperienza gustativa.






A destra delle casse, oltre ad un piccolo stand per la cura del corpo, (presi dei particolari saponi naturali e dell'argilla saponaria), c'è l'ortofrutta, con prezzi e qualità paragonabili ad altri mercati rionali di Roma, arricchito però da banchi con frutta e verdura sottovetro (bellissimi i frutti sciroppati, in special modo ciliegie e pere) e da quelli con spezie e aromi. Lo spazio si conclude con una bellissima panetteria, (preso un ottimo filone a pasta madre e farine biologiche), con abbinata panineria per un panino fatto al momento, un piccolo ristorantino vegetariano e un piccolo negozio per accessori e strumenti di cucina (presi alcuni tagliabiscotti e adocchiato un rullo per speculos).






Al piano superiore c'è veramente di tutto: birra a fiumi, con produzione in loco, salumi e formaggi anche con possibilità di degustazione e mozzarella di bufala prodotta nel laboratorio a vista, figgitoria di pesce e altre specialità, con esclusivo uso dell'olio EVO, (stracolma, 3 supplì 10€), poi ancora pizzeria con possibilità di sedersi ed ordinare, ristorante di sola pasta, quindi tutto quello che occorre per realizzare un buon primo piatto a casa: pasta fresca ripiena e non, di tanti tipi regionali (difficile trovarli altrove) riso, pasta secca, olio, farine, pomodoro, scatolame....





 






Al terzo piano carne e pesce la fanno da padroni con due ristoranti tematici, uno per gli amanti del pesce e l'altro per i carnivori, con ovviamente i banconi per la vendita al dettaglio di ambedue. Poi ancora enoteca, con mescita anche diretta e un ristorante classico e non tematico.


Al quarto piano non sono andata dato che non è finalizzato alla vendita o alla ristorazione, ma ospita locali per conferenze, corsi, dimostrazioni e quanto altro necessario a divulgare in Italia e nel mondo il nostro saper fare in materia di enogastronomia. 


Direi che una visita è obbligatoria sia per noi romani, sia per chi a Roma si trova di passaggio, come turista o per lavoro: un buon posto dove mangiare (se si pensa che a Roma certi locali in centro sono quanto di peggio possa capitare al povero turista) e dove magari prendere qualcosa da portare a casa.
Si raggiunge facilmente sia in auto - nonostante il bagno di folla di domenica scorsa, ho trovato subito parcheggio davanti l'ingresso - sia con i mezzi pubblici - ho utilizzato la metropolitana B e il sottopasso, nella mia seconda visita. Insomma, nuova vita ad un'opera pubblica degradata e buon cibo italiano a prezzi comunque accessibili, qualcosa di positivo per la nostra amata città di Roma.





A presto,

Paola


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lunedì 25 giugno 2012

Friselle con le cozze al curry

Come vi ho già raccontato altre volte, spesso le aziende chiedono a noi blogger di testare i loro prodotti appena usciti sul mercato. Così è stato per i sacchetti Cuki adatti a passare dal freezer direttamente alla cottura in forno, oppure a bagnomaria o nel microonde.
A dire la verità non ne avevo sentito cantare le lodi e siccome sono come San Tommaso, appena li ho visti sugli scaffali del supermercato li ho acquistati.;)) 





Giacevano  quindi in un cassetto nell'attesa di essere sperimentati, quando mi è arrivata l'e-mail con la richiesta della Cuki di testare il prodotto. Ma se li avevo già in casa, perché mai ho accettato di riceverne altri in omaggio? Beh, la proposta di partecipare a una sorta di staffetta quotidiana con altri blog mi aveva divertito. Non avevo tenuto conto però, che la regola del giochino prevedeva l'utilizzo di una spezia Cannamela a sorpresa insieme ai sacchetti. Quando mi è arrivato il cofanetto con i due prodotti, ho cominciato a grattarmi la testa... Che cavolo ci  cuocio nel sacchetto di plastica? E soprattutto col curry che ci posso abbinare?  Il classico pollo-curry proprio no... E poi a noi il pollo piace croccante, molto ben rosolato.... Cuocendolo nel sacchetto non può certo venire così! Farmi fumare le meningi per due sacchetti e una boccettina di spezia... Ma chi me l'ha fatta fare?  :(( Mannaggia a me che non so mai come dire di no, mi sembra scortese! Per fortuna, la buona idea me l'ha data lei: mettere il curry sulle cozze!*_*





Ora, in tutta onestà vi devo dire che per la mia ricetta il sacchetto non è indispensabile,e pure il curry si potrebbe omettere, specie se non si amano aromi speziati che sono inconsueti per la nostra tradizione culinaria... Ma cuocendo tutto insieme a bagnomaria nel sacchetto, non ho usato olio e non ho sporcato neppure una pentola, senza contare che le cozze trovandosi tutte insieme immerse alla stessa temperatura, si sono aperte contemporaneamente in pochissimo tempo. All'apertura del sacchetto poi, si è sprigionato un profumo fantastico! 
Vabbuò, bando alle ciance, io ho dovuto utilizzare entrambi i prodotti insieme, ormai avevo preso l'impegno e non mi potevo tirare indietro... voi fate un po' come vi pare! :D Tenete solo conto che, bagnando le friselle con l'acqua delle cozze, sarà come sponzarle in acqua di mare, proprio come in origine facevano i pescatori.
Ah, non dimenticate domani di scoprire cosa si sono inventate loro con i sacchetti Cuki e la spezia Cannamela!  Se ho accettato di partecipare a questo giochino, la colpa è solo loro  che hanno fatto il mio nome. Raga', ve possino...!!!!! :DDD

Friselle con le cozze




6 friselle
500 gr di cozze
6 pomodori rossi
2 spicchi di aglio
un mazzetto di prezzemolo
curry q.b.
1 filo d'olio


Dopo aver lavato e strofinato le cozze, le ho messe nel sacchetto cuki insieme ai pomodori interi, all'aglio e al prezzemolo.Ho chiuso bene il sacchetto col suo legaccio e l'ho messo in una pentola colma di acqua già arrivata al bollore. Nel giro di 2 minuti o poco più, le cozze si sono aperte... Ho filtrato il loro liquido e l'ho poi usato per bagnare le friselle che avevo precedentemente strofinato con uno spicchio di aglio crudo. Ho quindi pelato i pomodori, li ho tagliati a dadini, utilizzando anche la loro acqua di vegetazione per condire le friselle. Infine, ho messo  le cozze, i dadini di pomodoro, un filo d'olio e una spolverata di curry. 





Per questa preparazione ho scelto delle ottime Friselle di grano duro di Altamura. Se volete provare a far in casa  delle friselline di grano tenero, la ricetta la trovate qui.


Buona domenica a tutti,

Ornella


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venerdì 22 giugno 2012

Carving in the kitchen finisce qui

Essì, chiudiamo l'anno "lavorativo" di Ammodomio con il titolo per l'ultima ricetta di Carving in the Kitchen, il progetto dello scultore Stefano Bianco che ci ha tenuto compagnia per dodici mesi, con dodici strepitose  piccole Sculture nel piatto.
Il mio compito di "padrona di casa" termina qui e non vi nascondo che, nonostante sia stato abbastanza impegnativo, un po' me ne dispiace... Ci avete regalato ricette e post magnifici, tra i quali scegliere il più adatto alle opere,  è stato  un compito piuttosto gravoso per Stefano. A me resta  lo stupore per le notevoli capacità interpretative che avete espresso, per la creatività degli abbinamenti (Ricetta-Titolo), e per l'interesse mostrato al nostro progetto cresciuto giorno per giorno, al quale tenevo in modo particolare, per l'amicizia  che mi lega a Stefano e a sua moglie Nina.
Per tutte queste ragioni, non so dirvi altro che grazie...
Grazie per esservi messi in gioco con tanta passione; grazie per l'amicizia che mi avete dimostrato; grazie per l'affetto vero con cui ci avete accompagnato lungo questo percorso. 
Da domani  su Ammodomio si volta pagina, c'è aria di vacanza... e si comincia a pensare a nuovi progetti, ad altre collaborazioni...  
L'esperimento di Carving in the Kitchen, che tanto interesse ha destato pure in campo artistico, continuerà oltre il web, con l'augurio che continui a portare a Stefano tutte le soddisfazioni che merita. Vi ricordo che le vostre ricette, col vostro nome, accompagneranno le opere di Stefano Bianco in ogni occasione, che siano mostre, eventi, manifestazioni etc., di cui naturalmente vi terremo informati, sia da queste pagine che da Facebook.
Ed ecco quindi che mi corre l'obbligo di annunciare il Titolo dell'Ultima Scultura ...


Carving in the kitchen Recipe number twelve


 e la ricetta che è Pollo al curry di Enrica!!! La piccola scultura in barattolo della collezione Le Conserve di Stefano Bianco, andrà invece a Roberta, più nota come Pupaccena! (Comunicami il tuo indirizzo, please...) ;)))

 Credo che mai titolo sia stato più azzeccato per ringraziarvi ancora una volta, soprattutto per la pazienza con cui avete atteso questo ultimo post! ^_^

Ora è davvero tutto...

Ornella



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mercoledì 20 giugno 2012

Rustici alla carne con finta sfoglia

Ormai lo sanno tutti che la pasta sfoglia è un mio tabù... Ogni scusa è buona pur di non cimentarmi con una preparazione che non ritengo alla  portata delle mie capacità...  eppure, prima o poi, supererò l' ostacolo... Ma nel frattempo, perché non provare la finta sfoglia?




rustici con la finta sfoglia di Lory ( La Mercante di spezie)

Dovete sapere che inseguivo La ricetta da tempo, avendola letta  su non so più quanti blog, sia italiani che stranieri... Ciascuno indicava le  sue regole, indispensabili per ottenere un risultato il più simile possibile alla vera pasta sfoglia: burro freddissimo a pezzetti regolari; pieghe di vario tipo; i famosi giri; riposo prolungato in frigo; e chi più ne ha più ne metta.  Insomma, ne avevo trovate di tutti i colori, finché non sono approdata Qui!  Cliccate sul link, ve ne prego, leggete il post e  fatevi quattro risate, sentitammé che ne vale la pena!!! :D
Che sono andata a scoprire leggendo quel post? Beh, era stata proprio lei, la Lory, in tempi non sospetti ;)), ad aver lanciato in rete la finta sfoglia, che altro non era, se non la sfoglia dei poveretti di sua nonna! Impasto povero per modo di dire, non certo di calorie ;)... ma se consideriamo che in campagna, farina, uova fresche, ricotta e burro appena fatti, non mancavano mai e che  questi ingredienti si impastava in quattro e quattr'otto senza tante storie, ecco spiegata l'origine del nome. *_*
 Dunque, premesso che dell'abilità culinaria della Lory mi fido assai - è cuoca vera, non a uso e consumo della rete, tanto per capirci - il fatto che, per la prima volta avesse pubblicato questa ricetta su un noto forum di cucina,e che nessuno se la fosse filata, era la garanzia che volevo, semmai ce ne fosse stato bisogno.  
Come??? Non comprendete che voglio dire??? Emmò, apro una parentesi e ve lo spiego papale papale... ^__^ 


Rustici


 Frequentando da anni un forum di cucina,  vi posso  confermare  per esperienza, che spesso in questi luoghi virtuali, vengono osannate ricette sconclusionate - tanto per essere buoni e non dire di peggio -  mentre se ne tralasciano altre buonissime, magari semplici, ma dal risultato eccellente. A distanza di qualche anno però, inevitabilmente i "fenomeni" glorificati a destra e a manca, si sgonfiano, e può pure succedere che  il vecchio cavallo di battaglia, uno di quelli che che sembrava il non plus ultra della bontà,  riemerga dall'oblio.  Ecco che allora, forse... solo a quel punto.... qualcuno  dirà finalmente la verità! :D
Quella torta famosa, per esempio? Sì proprio quella che aveva fatto il giro del web, che tutti avevano preparato, della quale si erano cantate meraviglie in ogni dove e che aveva regalato fama e notorietà  al suo autore/trice?  A distanza di tempo si può scoprire che la magnifica, stupenda, buonissima, insuperabile, etc. etc.... altro non era se non una vera ciofeca disgustosa e pure copiata, chissà da dove! :)))))))
 Alzi la mano chi di voi non è mai incappato nel "tormentone" di turno, rivelatosi una vera e propria schifezza.  Ditemi un po', chi non ha mai smoccolato in cucina, maledicendo il momento in cui si è fidato di un nome e cognome "celebrato" o di un nick name famoso? Insomma, mi piacerebbe tanto sapere sinceramente quante "fregature" vi sono capitate; quante volte avete sprecato fatica, tempo e denaro. Che nervi!!!! A volte la cucina in rete è   tutto fumo e niente arrosto.
 Bisognerebbe avere la capacità di discernere tra gli appassionati veri, la cui cucina non sale agli onori della ribalta forse perché manca del giusto appeali fenomeni mediatici puri e semplici, quelli cioè creati artatamente con tecniche più o meno sofisticate di comunicazione. Per non parlare dei veri e propri mistificatori... quei finti cuochi o falsi esperti che, approdati al food per sbarcare il lunario o per non essere stati capaci di emergere in altri ambiti, sproloquiano - e quanto sproloquiano, mio Dio - di argomenti di cui hanno un infarinatura approssimativa e nulla più. Avete notato quante volte capita di cercare una ricetta e di trovarla, spacciata con lo stesso nome, totalmente stravolta? Che cialtroni!!!
Io penso  che in cucina come nella vita, la fiducia e la "notorietà" bisogna meritarsela sul campo, come la Lory, che sa quel che fa. 
Per concludere, se si vuole scrivere di ricette e parlare di cibo, le uniche cosa che contano veramente, secondo me, sono soltanto due: avere gusto e saper cucinare sul serio! Tutto il resto è aria fritta!!!! :D


Rustici con la finta sfoglia (della Mercante di spezie)
dosi per 12 rustici di 10 cm di diametro




RUSTICI appena sfornati


Per la finta sfoglia:
250 gr di farina 00
250 gr di burro (leggermente salato)
250 gr di ricotta


1 uovo per spennellare


Per la farcia:
400 gr di carne tritata (circa)
1 carota
1 cipolla
1 gambo di sedano
50 gr di ricotta
50 gr di scamorza fresca o affumicata
2 uova
parmigiano grattugiato q.b. (una generosissima manciata)
vino bianco q. b.
olio o burro chiarificato q.b.
sale q.b.


Preparate la sfoglia impastando velocemente,burro appena morbido, farina e ricotta. Fatene un panetto appiattito, avvolgetelo nella pellicola e mettetelo in frigo, per circa 30 minuti. Nel frattempo, preparate un soffritto con la cipolla, la carota e il sedano, aggiungetevi la carne tritata, un po' di sale e sfumate con una spruzzata di vino bianco. Tenete da parte la carne, lasciandola intiepidire, prima di mescolarvi i formaggi e le uova. Se preferite potete usare solo ricotta, ma dovrete raddoppiarne la dose.




Rustici

A questo punto stendete la sfoglia col matterello in modo non eccessivamente sottile, aiutandovi con una spolverata di farina. Ricavatene 12 cerchi che abbiano il diametro più grande rispetto a quello degli stampi che andrete a foderare con la sfoglia stessa, senza imburrarli.  Mettete  il ripieno, sbattete gli stampini sul piano di lavoro, togliete la pasta in eccesso, e coprite con un altro cerchio di pasta, dello stesso diametro del contenitore. Premete sui bordi, facendo aderire i lembi e spennellate con l'uovo sbattuto leggermente salato. 




RUSTICI CRUDI




Infornate a forno già ben caldo, alla temperatura di 250°, modalità statica, fino a doratura. Infine fate intiepidire i Rustici su una gratella, prima di sformarli.
Buonissimi appena tiepidi o anche a temperatura ambiente!!!!!!!




Rustici


Alla prossima,

 Ornella




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sabato 16 giugno 2012

Un Saint Honorè per Ornella

Domenica 10 giugno è stato il compleanno di Ornella e, come avete visto, mi sono permessa di offrirle, per via virtuale, una torta di compleanno, come quelle di una volta.....Non voglio tornare su temi già discussi fra queste pagine, ma ecco che di nuovo sono ritornata agli antichi amori e cioè alle "vecchie" torte che allietavano i nostri giorni più belli. Infatti la stessa Ornella mi aveva confidato che il Saint Honorè era stata per anni la torta dei suoi compleanni di bimba, ma anche per me è stata la torta di battesimo delle ragazze...E forse è da allora che non la facevo più, ma debbo dire che è sempre stato un mio cavallo di battaglia e ogni volta che ho preparato questo dolce è stato sempre un coro di consensi







 Non certo per merito mio, ma proprio per la semplicità del dolce, accostata ad una complessa ricchezza di gusti, che si annovera fra le torte più buone in assoluto e che vanta tantissime versioni, più o meno felici.....La torta in effetti è una corona di bignè, poggiata su una sfoglia e riempita di crema Chibouste. Nulla di complicato, a parte il tempo  necessario a preparare le varie basi. Un dolce semplicissimo che può essere considerato la summa delle preparazioni di base: pasta bignè, pasta brisée, crema pasticciera, meringa all'italiana, caramello. Insomma veramente il classico compito di riepilogo per l'aspirante studente di pasticceria. Nulla di meglio quindi che considerare questo dolce un'applicazione della pasta bigné.


Debbo dire, di non aver realizzato il vero Saint Honorè, ma una interpretazione tutta italiana che vede spesso la sostituzione della crema Chibouste con della panna o della crema chantilly. A mia discolpa posso solo dire che in casa la crema Chibouste non piace, pertanto, dato che la torta l'avremmo mangiata noi, (Ilaria, lo so, è stato terribile, povera Ornella!!) è stata sostituita con della semplicissima panna. Ovviamente chi vuole realizzare la torta, seguendo il solco della tradizione, realizzerà la crema Chibouste che non è altro che una crema pasticciera rinforzata con gelatina e alleggerita con della meringa all'italiana.


Vediamo dunque come realizzare questo semplice dolce, ricordando che nella totalità dei casi fa sempre la sua figura e piace veramente a tutti.

SAINT HONORE' (ammodonostro)







Per il fondo di brisée

200 g di farina
140 g di burro gelato
1 tuorlo d'uovo 
2 cucchiai circa di acqua ghiacciata
1/2 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di zucchero

Preparare la pasta brisée come una frolla normale, usando però il metodo sabbiato. Intridere la farina con il burro freddissimo a pezzetti, unire sale, zucchero, il tuorlo, quindi l'acqua, in modo da ottenere un impasto sodo ed omogeneo. NON lavorare troppo l'impasto che in effetti non è altro che una frolla salata. Per tutti i consigli potete guardare anche qui.
Formare un disco spesso, quindi lasciarlo in frigo per una mezz'ora. Stenderlo, ricavando un cerchio di 30 cm di diametro e cuocerlo su una lastra  a 190°C per una ventina di minuti. Poco prima di sfornarlo, ritagliarlo ancora caldo con un cerchio di 28cm di diametro, quindi terminare la cottura.
Farlo freddare e conservarlo anche per un paio di giorni avvolto in alluminio. Il disco è molto friabile, fare dunque attenzione.



Per i bignè

150 ml di acqua
140 g di farina
110 g di burro
240 g di uova
sale e zucchero (due pizzichi)

Ho utilizzato queste proporzioni per ottenere dei bignè sostenuti (infatti è una massa pesante), ma con crosta leggera dovuta alla grande quantità di uova (quasi il doppio del dosaggio canonico) e di burro.
Come potete notare è molto simile a quella di Montersino, ma meno grassa e più ricca di uova. Se confrontiamo le due ricette a 100 ml di acqua notiamo che i dosaggi sono leggermenti differenti, come i bignè che poi si ottengono.

 Montersino   
                                                           
100 ml di acqua                                                             
  95 g di farina
  90 g di burro
147 g di uova
  14 g di latte

  Quella da me scelta

 100 ml di acqua
   93 g di farina
   73 g di burro
160 g di uova


 Questo a riprova che con la pasta bignè possiamo giocare con ampi margini e non dobbiamo essere legati al famoso bilancino del farmacista. Se scegliamo una massa pesante in cui farina e acqua hanno quasi lo stesso peso, burro e uova possono insieme alleggerire l'impasto, creando diverse opportunità.

Per come fare, guardare tutti i consigli qui, tenendo presente che si dovranno realizzare dei bignè piuttosto piccini, quindi posizionare sulla placca delle pallottole grandi come una piccola noce. In cottura aumenteranno più del doppio.
Non appena cotti farli freddare bene e conservarli all'aria se si utilizzeranno in giornata. Oppure in un sacchetto di cellophane, se si vorranno usare dopo qualche giorno. In questo caso tenderanno ad ammorbidirsi ed occorrerà tenerli un poco all'aria per farli tornare croccanti.Oppure nella classica scatola di latta con un canovaccio ad assorbire l'umidità.Si possono anche congelare.


Per la crema pasticcera

450 ml di latte fresco
3 tuorli
90 g di zucchero
40 g di maizena
 Vaniglia

Per completare:
panna montata liquore e/o pasta aromatizzante

Riscaldare il latte con la vaniglia portando ad ebollizione. A parte montare tuorli, zucchero e maizena per ottenere un composto gonfio. 
Non appena il latte bolle, toglierlo dal fuoco e versarvi tutto il composto preparato, mescolando subito energicamente. Vedrete che immediatamente la crema si formerà. Mettere di nuovo sul fuoco e cuocere per qualche secondo.
Freddare immediatamente la crema su ghiaccio, ponendo una pellicola alimentare a contatto: mettere in frigo e conservare per un paio di giorni al massimo a  3-4 °C.
Al momento di montare il dolce aromatizzare la crema,  se si vuole, (marsala, pasta di nocciola, di pistacchio) ed unire della panna montata per alleggerirla. Io ho unito della pasta di pistacchio di Bronte.


Per il caramello

zucchero q.b.

In una larga padella antiaderente ben calda, versare dello zucchero fino a coprire il fondo (tre o quattro cucchiai). Non mescolare ma attendere che il calore fondi lo zucchero e lo traformi in caramello.A quel punto unire altro zucchero (uno o due cucchiai) e sempre senza mescolare attendere che anche questo si trasformi in caramello. Procedere così fino ad ottenere la quantità di caramello desiderata.

 Come assemblare il dolce

panna montata per completare (circa 600-700 ml)

Pronti tutti gli elementi, assemblare il dolce non troppo tempo prima del suo consumo.
Riempire con la crema pronta i bignè (ne occorrerano circa una quindicina) e posizionarli sul disco di pasta brisèe. Decorare con il caramello la sommità dei bignè (farlo appena addensare un attimo) che li fisserà l'uno all'altro e alla base. Riempire il fondo vuoto con la crema pasticciera rimasta. 
Infine con una bocchetta a goccia posizionare dei ciuffi allungati di panna montata a riempire la cavità interna lasciata dai bignè.
Il dolce è pronto e può essere servito.



 A presto,

Paola



 




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